L’arte come medicina naturale: perché creare ci fa bene al cervello

Coltivare attività artistiche, anche fuori dal proprio lavoro, stimola piacere, motivazione e concentrazione.

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L’arte come medicina naturale: perché creare ci fa bene al cervello

Prima del lavoro, fai qualcosa di bello per te!


"Occuparsi di qualcosa che si conosce solo a metà è una sensazione così bella che nessuno dovrebbe rimproverare il dilettante quando si dedica a un’arte che non imparerà mai, né biasimare l’artista quando, al di là dei limiti della sua arte, si diverte a volgersi a un ambito vicino."
Da“ Affinità elettive“
Johann Wolfgang von Goethe

Hai mai praticato un'attività che uscisse dal tuo ambito?

Sei impiegata e coltivi i fiori in giardino, sei insegnante e la sera ti eserciti al pianoforte, fai la cassiera al supermercato e, nel tuo tempo libero, prendi in mano colori e pennelli e dipingi una tela.

Cosa provi?

Non vedi l'ora che arrivi la sera o il fine settimana, sentendo quella spinta creativa che, anche se non ti porterà sui palchi dei concerti o nelle gallerie di pittura, alza il livello della tua vita.

La parola italiana arte deriva dal latino ars, artis, collegato alla radice proto-indoeuropea ar- che nella linguistica indoeuropea indicava soprattutto:

mettere insieme
adattare
ordinare
costruire / preparare

Ecco perché anche preparare un piatto più elaborato può essere considerato arte. Non a caso si parla di arte culinaria.

La scienza conferma che la passione per attività creative attiva combinazioni di neuroni e cambiamenti biochimici virtuosi.

Non sono uno studioso di neuroscienze, ma, come diceva Goethe, nessuno mi può impedire di interessarmi e ascoltare libri (trovo gli audiolibri una figata) su neurotrasmettitori, amigdale e ippocampi.

Il protagonista principale è la dopamina, che aumenta piacere, motivazione e curiosità, aiutandoci a perseverare nel compito.

In queste condizioni possiamo entrare nello stato di flow: il tempo sembra accelerare, l’autocritica si attenua e l’attenzione si concentra profondamente.

Tutti stati d’animo che provai negli anni in cui scrissi il mio romanzo: mi svegliavo alle cinque senza fatica, con la casa ancora silenziosa, scrivevo fino alle otto, poi andavo al lavoro con un umore eccellente, per aver fatto — prima del rituale schiavistico del lavoro dipendente — qualcosa di bello e di grande per me.

Quell’esperienza aveva (e ha sempre) un’origine neurochimica: dopamina, noradrenalina, endorfine, anandamide e una riduzione del cortisolo, l’ormone dello stress.

La scienza spiega queste sensazioni, ma il valore sta anche nell’affannarmi a scrivere quello che provo.

Fai! Crea! Vivi!
Anche attività che non penseresti mai di chiamare artistiche.
Il cervello lo chiamerà arte.

Daniele

P.S. Affinità elettive di Johann Wolfgang von Goethe resta attualissimo, pur essendo stato pubblicato nel 1809, quando l’autore aveva sessant’anni. Ve lo consiglio caldamente.

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