Il tempo dove andiamo-2 parte

Ci sono giorni che non passano. Restano nel cuore, intatti. E forse è lì che continuano a vivere.

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Il tempo dove andiamo-2 parte

"Esistono universi paralleli in cui il passato continua a vivere" — Igor Sibaldi


"Dove sarà finita quella domenica?" mi chiedo incredulo guardando una piccola fotografia di mio figlio maggiore, Andrea, scattata da sua madre sulla pista di atletica del campo di calcio dove, da lì a pochi minuti, avrei giocato una delle rare partite da titolare della mia "carriera".

Me la ricordo benissimo quella domenica, proprio perché fu una delle poche e anche perché, con soli dieci giocatori disponibili — fu il motivo per cui giocai dall'inizio — e con il secondo portiere schierato da attaccante, vincemmo uno a zero su un campo difficile.

La fotografia, ritagliata e inserita in una cornicetta da tavolo dorata, sta da anni sul mio comodino e raffigura un bimbetto di circa un anno e mezzo che, vestito con la muta invernale dell'Inter e con un pallone nerazzurro in mano, mi guarda con aria interrogativa.

Non passa giorno che, vedendo quella foto, non mi faccia quella domanda, trattenendo per un attimo il respiro.

Non sto scherzando.

Me lo chiedo seriamente anche quando passo da quel paese, Pastrengo, in bicicletta o in auto per andare al lago di Garda: pur non vedendo il campo dalla strada, ogni volta ricordo quella fredda e assolata domenica d'inverno, fissata per sempre in quella fotografia e nel mio essere.

Sono passati trent'anni.

Si suol dire: "neanche visti, sono volati", ma per me non è così.

Io li ho visti: non sono passati senza che li vedessi passare perché, malato di nostalgia, il mio cuore ostinato e spettinato non ha mai lasciato andare nemmeno un giorno tra quelli che ricorda...

Non si tratta di buona memoria, o perlomeno non solo; si tratta di abitudine, di un lavoro maniacale oserei dire, a ritornare dove sono già stato. Non fisicamente (anche se aiuta, ma deve essere casuale), ma con la memoria che lo stesso Igor Sibaldi definisce una sonda; "il" sesto senso, insomma un senso aggiuntivo dopo vista, olfatto ecc.

Nella parola sta la rivelazione: ri-cordo viene da cor, cordis, che in latino significa cuore e, perciò, riportare al cuore sembra essere il significato di quel sostantivo/verbo; di-menticare viene da de-mens, mentis e significa fare uscire dalla mente, allontanare.

Sembra proprio che il ricordo si leghi al cuore e la dimenticanza alla mente, nell'etimologia rivelatrice delle parole.
Dimentico quello che non sta nel mio cuore: dimentico un appuntamento col commercialista, una bolletta da pagare, le istruzioni per un nuovo programma, ma ricordo — aiutato dalla mia ossessiva memoria — un viso, una frase, un'espressione, un suono, un odore, una giornata e ciò che provai.

Piango disperato ascoltando per caso (deve essere "per caso", non voluto) una canzone di quarant'anni fa che sembra non essere legata a nessun ricordo, a nessuna immagine o ricordo della mia vita passata. Apparentemente.
Se mi provoca un'emozione così forte, però, deve per forza esserlo.

E proprio perché non la posso identificare e darle una collocazione temporale, affiora pura, senza spiegazione razionale, senza il filtro della mente.
Se lo facessi, banalizzerei quell'emozione rinchiudendola in una casella — un tempo preciso e ben definito — che per noi mortali è un cassetto di un immenso schedario: la nostra vita, assolutamente non (così sembra) modificabile.

Ho fatto questo errore per tutta la vita: a ogni immagine legata a un'emozione affiorante — o viceversa — davo una collocazione temporale precisa, arrivando quasi, in modo autistico, persino a calcolare gli anni passati, perdendo la magia dell'istante ultraterreno che mi portava "via da lì, da quel momento".

Perdevo tutto! Lo spirito (spiritus: etimo latino soffio vitale), che "non si sa da dove venga e nemmeno dove ci conduca", quella sensazione di un istante in cui nulla ha più importanza e tutto è perfetto, si dissolveva appena il mio cervello iniziava il calcolo automatico degli anni e la precisazione mentale del luogo dove questo fatto avvenne.

Questo mi faceva balzare, in un millisecondo, dal divino "per sempre" alla banale annotazione "fu quel giorno", lasciandomi deluso e svuotato, declassando quel momento divino quasi a "malfunzionamento cerebrale".

Arrivavo, mio Dio, a duplicare il ricordo mozzafiato, ricordando persino la volta che mi ero ricordato la stessa sensazione mozzafiato...

Fino ai giorni nostri, quando, compreso il mio errore di base, qualche volta mi succede spontaneamente di riuscire a non razionalizzare ciò che il ricordo trattiene nel mio cuore e...
non esistono parole per spiegare qualcosa di inspiegabile, e per questo non ci provo nemmeno.

"Il Vangelo di Luca individua anche ciò che impedisce la fede conoscitiva: l'abbiamo visto nel passo — Perché siete turbati, e nel vostro cuore salgono ragionamenti?" (Luca 24,38, da Resuscitare di Igor Sibaldi)

Caro lettore e amico (se stai leggendo fino in fondo queste pagine da pazzo, un po' lo sei: pazzo e amico intendo), ti starai chiedendo cosa c'entri il "tempo" con tutto questo.
Io non posso far altro che raccontare la mia storia con l'aiuto di qualche amico.

Gesù, figura millenaria che resiste a tutte le mode nei secoli, col suo messaggio travisato ad arte per motivi di marketing da parte di chi lo usò, oggi non più, ci appare forse per caso nelle icone sacre con il cuore fuori dal petto?

L'aveva capito lui ma, nella testardaggine del Capricorno, non si affidò al social media manager del suo tempo e volle da solo far passare lo scomodo e pericoloso (per il loro controllo) messaggio che avrebbe dato il potere sulla propria vita a ogni uomo, fino a compromettersi con l'autorità straniera che governava la Palestina a quel tempo (Roma o Tel Aviv non fa differenza) e farsi inchiodare in croce da un Ponzio qualsiasi.

Di Ponzi nella storia ce ne sono stati e anche oggi ne abbiamo uno col ciuffo rosso che avrebbe fatto carriera come attore comico, alla stregua di Ronald Reagan, il quale — lui pessimo attore — provò a fare l'attore "serio".

Il ruolo che ricopre però, purtroppo non fa ridere nessuno, ecco perché cadrà anche lui come Pilato: non fa quello per cui è venuto al mondo.

Ma questa è un'altra storia... [CONTINUA]


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