Eravamo felici e non lo sapevamo

Una casa modesta, due bambini, una vita da costruire e tutto l’amore del mondo.

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Eravamo felici e non lo sapevamo

«Io duormo…»

Un ricordo nitidissimo si insinua più volte nell’anima, come se sentissi ancora adesso i miei bambini che, con gli occhi cerchiati, lo dicono.

Sono quello che lo sentiva allora.
Lo stesso, nello stesso momento e nello stesso luogo.
Lo stesso cuore che ama, ancora e ancora.
Il mio cuore collegato per sempre ai vostri, che lo hanno catturato e reso ostaggio.

Eravamo felici e non lo sapevamo...

Allora ero già ciò che sono adesso, e adesso sono quello che ascoltava la vocina assonnata di due bambini che volevano farci sapere che ci avrebbero lasciato per un po’, ma che chiedevano di proteggerli nel sonno e di essere lì al risveglio.

La casa c’era, modesta ma c’era, e tornare a casa la sera, dopo una domenica fuori tutti insieme, era come per la cucciolata che torna nella tana all’imbrunire, tutti sani e salvi.
Il cibo in cucina profumava di mamma e non mancava mai.
I vestiti e i pigiami caldi e stirati dalla mamma c’erano sempre, insieme al gas che riscaldava la vostra piccola cameretta con il letto a castello.
Le scarpe da calcio e da ginnastica c’erano sempre, quelle belle, ci mancherebbe.
E come crescevano in fretta i vostri piedi!
Un’auto c’era, l’unica, familiare, pochi cavalli, l’auto della famiglia.
Fedele, ci portava al mare tutti insieme e ci riportava sempre a casa.

Eravamo felici e non lo sapevamo!

C’era tutto, persino l’amore, anche se ancora non sapevamo come sarebbe stato passare tra le fiamme della vita e in cosa si sarebbe trasformato e ci avrebbe trasformati.

Mai d’accordo su qualcosa, tranne che su come essere genitori.

Ah, essere genitori… Nessuno te lo insegna e sei costretto a copiare l’esempio dei tuoi, che non ti piace affatto.
Picchio i nostri bambini una volta sola e mi spavento, provando orrore di me stesso.
Alzo la voce e vedo il vostro dispiacere sui visi che amo tanto.

Sono stanco, gioco con voi, ma ve ne accorgete e non c’è più gioia, non c’è più magia.
Ancora non sapete cosa significa essere papà e mamma: le preoccupazioni per non sapere come fare, i timori di non fare abbastanza, di non fare la cosa giusta, di non farcela con i soldi, ci tengono svegli la notte.
Ma poi torno a casa la sera e c’è odore di minestrone, sorrisi, braccia intorno al collo e salti dal divano, fiduciosi che vi avrei salvato…

Eravamo felici e non lo sapevamo?

Il vostro eroe era solo un ragazzo spaventato da mille cose, che non sapeva come fare, ma che poi vi vedeva dormire vicini e sentiva la speranza avvolgergli il cuore.
Affidarsi alla vita, che ha sempre ragione, che inevitabilmente sboccia quando ci sono le condizioni per farlo, è l’unica via.

La vostra eroina era solo una ragazza che un giorno ha saputo di avervi dentro, spaventandosi da morire. Non sapeva come fare e se ce l’avrebbe fatta, ma non era sola.
La vita le ha dato coraggio: non doveva fare nulla di particolare, se non affidarsi a lei, nonostante il suo ragazzo sbandasse a ogni curva.


Si ricorderà qualcuno del nostro tempo insieme, quando le astronavi galleggeranno parcheggiate fuori da questa finestra?
Qualcuno racconterà le nostre storie, così ordinarie da essere dimenticate da qualcuno che non siamo noi?
Ordinarie per chi non le ha vissute, ma straordinarie per noi che le abbiamo dentro ora e sempre, qui e ovunque.

Abbiamo avuto una vita bellissima e ne voglio ancora, sempre più bella.
Avremo una nuova vita tra le braccia, che ci sorride senza denti, e una minuscola mano ci stringerà leggera un dito , di nuovo… e il cerchio sarà completo.

Per sentire nel cuore, tra vent'anni...

...eravamo felici e sapevamo di esserlo.

Daniele

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