Il mio angelo si chiama Kawaqiyah

Se il bambino che eri ti incontrasse oggi, sarebbe felice di diventare te?

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Il mio angelo si chiama Kawaqiyah

Il mio Angelo si chiama Kawaqiyah

Dal 13 al 18 settembre


"Oggi andiamo di là, e tiri fuori i tuoi vecchi album di fotografie. In questi giorni fa bene sfogliarli.
Un po’ dispiace, certo, perché varie persone fotografate lì non ci sono più, e ti mancheranno quando le guarderai.
In compenso, vedere com’eri a tre, sei, otto anni dà una sensazione talmente strana: come l’idea che tutto sia ancora possibile, che tanto di quel che avevi dentro debba ancora cominciare a sbocciare…

Già. Chissà cosa direbbe di te quel bambino, se ti incontrasse adesso.

Sarebbe soddisfatto di avere te, come futuro? Forse non tanto. Potresti immaginare di chiedergli che cos’hai, secondo lui, che non va.

È molto probabile che sentiresti un vocino nel petto, poco sopra il cuore: e se lo ascoltassi avrebbe punti di vista molto interessanti. Poi sarebbe utile chiedergli se ha qualche problema che tu potresti risolvergli, adesso, con la tua esperienza del mondo.

Forse sì.

Qualche vecchio problema dimenticato, che ti porti dietro da allora e che quel bambino non avrebbe mai potuto risolvere da solo. E nelle foto riusciresti anche a riconoscerlo, quel problema, se non nel bambino, almeno negli atteggiamenti di chi aveva intorno, nel modo che avevano di guardarlo, di tenerselo vicino.

Adesso, oggi, lo potete superare, insieme, tu e lui."

Tratto da "Il libro degli Angeli" di Igor Sibaldi


Ognuno di noi ha un angelo.

Ce lo immaginiamo biondo, con le ali e la veste candida...
L'essere umano da sempre ha bisogno di rendere comprensibile qualcosa di astratto e lo fa assimilando a sua immagine e somiglianza le astrazioni, per poterle capire.

E se non fosse così?

Se il nostro angelo fosse un'energia, un soffio, un sospiro che non sappiamo da dove provenga né dove ci sospinga?
Se la protezione che in fondo tutti cerchiamo non fosse altro che la benevolenza, l'amore del nostro angelo che ci sostiene nel nostro cammino?

Il mio, Kawaquiyah, l'angelo per i nati dal 13 al 18 settembre, fin dal giorno della mia nascita mi accompagna e mi guarda con occhi amorevoli e materni.

Non lo penso: lo sento ogni giorno!

Molte volte avrei potuto morire e, ripensandoci, la mia storia ha qualcosa di incredibile: sembra quasi che una mano mi abbia spostato di quei centimetri per evitare il muso del furgone che mi investe "solo" di fianco a nove anni; sempre quella mano che sposta gli scogli dal punto in cui cado in mare in inverno e mi sorregge perché non so nuotare, dove non c'è nessuno che mi salva...

O il soffio d'aria dalla sua bocca che sposta di un millimetro la lama metallica che ferisce il mio occhio ma che sfiora la pupilla lasciandomi la vista, a sei anni...

O il bisbiglio nell'orecchio della mamma che le dice che sto diventando sordo, a tre anni, e le sussurra di firmare la liberatoria all'otorinolaringoiatra di Sirmione che non voleva rischiare le insufflazioni tubariche, mai praticate prima a un bambino di tre anni, che mi avrebbero liberato dal catarro, divenuto quasi tessuto nei miei canali uditivi, o danneggiato per sempre col tubicino metallico ricurvo che, passando dalle narici, arriva fino all'orecchio interno per soffiare un getto di vapore sulfureo caldo e sciogliere il "tappo".

Immagini cosa avrebbe dovuto avere nel cuore una mamma, con una decisione così atroce da prendere, senza il soffio divino del mio Angelo che le allontanasse i dubbi?

O ancora: chi, due anni fa, ha messo fretta a una donna, in ritardo per il lavoro, che attraversa in auto l'incrocio a velocità pazzesca e fa volare di dieci metri me e la mia bicicletta?

Quale mano accompagna il mio corpo senza controllo per farlo atterrare sulla parte più imbottita (non a caso si dice "che culo") e, dopo la corsa all'ospedale in ambulanza e, dopo ecografie, TAC e controlli completi per pluricontusioni, sentirsi dire incredibilmente di non avere nessuna lesione tranne...

Tranne una macchiolina.

Venti millimetri sul rene (da far controllare) che poi si rivela un tumore maligno in fase iniziale, stadio I, che mi viene brillantemente asportato chirurgicamente dal primario di Urologia di Negrar con la nuova tecnica robotica, da poco più di un mese operativa in quel reparto...

Mi dicono un anno dopo, dichiarato perfettamente guarito:
"È stato fortunato, i reni non danno nessun sintomo finché non è troppo tardi."

Ma io lo sapevo: la fortuna non c'entra nulla!

Ecco! Di nuovo sto dando un corpo umano, una voce, una mano al mio Angelo, ma non riesco ad esprimermi diversamente. Ora sai cosa intendo dire.

L'antica e misteriosa arte di origine ebraica dell'angelologia, che Igor Sibaldi ci rende comprensibile, ci spinge finalmente a guardare dietro e dentro di noi, affidandoci a energie invisibili che portino la storia della nostra vita verso dimensioni e vibrazioni più alte e più sottili, contrarie a quelle primitive e grossolane che sembrano invincibili nella nostra epoca decadente!

E tu, che angelo sei?

Scrivi nei commenti la tua data di nascita: giorno e mese sono sufficienti.

Daniele

[CONTINUA]

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