Il tempo dove andiamo- 3 parte
Una frase di Marcel Proust, ascoltata quasi distrattamente in un audiolibro, ha attraversato il rumore dei pensieri e mi ha riportato, all'improvviso, a un pomeriggio d'agosto della mia infanzia. Per qualche istante il tempo è, come allora, nuovamente scomparso.

"Gli era possibile trovarsi nell'unico elemento in cui è dato di vivere e di gioire dell'essenza di ogni cosa: ossia, fuori dal tempo"
Da "Il tempo ritrovato"-Marcel Proust
Leggere Marcel Proust non è una passeggiata: letteratura che sembra fuori dalla portata dei nostri cervelli privi di capacità di concentrazione, rapidi sì ma di una rapidità dispersiva che si perde la semantica illudendosi che il nozionismo e l'attualità guizzante sia cultura e sapere.
Periodi lunghissimi, a volte anche mezze pagine, ci fanno accorgere di leggere senza capire cosa si stia leggendo e ci fanno perdere il filo.
Gli audiolibri potrebbero essere una soluzione, se avessimo la capacità di concentrazione di cui raramente disponiamo in questi tempi frenetici.
Trovo questo supporto un compromesso geniale tra il mio poco tempo libero e la mia fame di letteratura del presente e del passato.
Qualche volta mi perdo in altri pensieri e devo ritornare indietro decine di secondi, altre volte mi accorgo che non c'è verso e spengo.
Altre volte succede qualcosa di magico: sto ascoltando distrattamente qualcosa ma ugualmente una frase buca la cortina del mio dialogo interiore incontrollato.
La frase di Proust mi penetra fisicamente, il mio cuore balbetta, il respiro lo imita e non sono più qui.
Ho dodici anni e sono in colonia, in Folgaria, in una giornata di agosto col sole brillante in un cielo di un blu incredibile e un'aria pulita e fresca come solo la montagna può regalare.
Stiamo giocando sulle altalene a chi salta più in lungo.
Sono là, ora.
Sento una gioia sfrenata tanto che mi chiedo:"...ma è mattina o pomeriggio?"
"...è dato di vivere e di gioire dell'essenza di ogni cosa: ossia, fuori dal tempo"
Sono fuori dal tempo e gioisco di non sapere se la prossima adunata sarà per la cena o per il pranzo, gioisco pensando a mia mamma lontana, gioisco nel sorridere a Daniele Candosin, coetaneo di Oderzo che mi ha battuto, di dare una gioiosa pacca sulla spalla al moretto Guido Zanettin di Trento che ho battuto e gioisco nel vedere passare dall'alto del parco giochi Sonia, la signorina carina, solo qualche anno più di me, forse sedici, della quale sono ovviamente innamorato, e con la quale già vedo un futuro insieme...
Fuori dal tempo.
Ci affanniamo a rincorrere il futuro e a mettere ordine nel passato, ma la felicità più intensa che abbia conosciuto non ha né calendario né orologio. Era semplicemente lì. E lo è ancora ogni volta che quel ricordo torna a trovarmi.
Aveva ragione Proust: ci sono istanti in cui il tempo non passa.
Non c'è.
Hai mai provato qualcosa di simile?
Daniele
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