"Hallo, bist du morgen dabei?"-2 Parte
«Un mercatino di Natale a Monaco, tre boccali fumanti e una domanda apparentemente banale: "Veramente? Non fumi più?". Da quel momento, niente mi sembrò più una semplice coincidenza.»

"...soddisfazione vero? Soddisfazione nel rispondere a Marta che non fumi da gennaio? ma cosa mi sembra di scorgere? Non è soddisfazione totale? Perché?"
Nella calca del mercatino affollato di Viktualienmarkt questa voce si confonde con il vociare di alcolica euforia della folla, pensando come meglio fare per portare, senza scottarsi, tre boccali di terracotta incandescenti e fiammanti per la combustione dell'alcool, fino al tavolino occupato da lei, mentre Thomas, il suo capo, si interessa delle crêpes.
Il "perché" di poco prima però non si perde. Resta dentro, da qualche parte, come un fermo, un paletto.
Al ritorno al tavolino alto senza sedie, fatto solo per appoggiare le tazze scottanti, il suo capo ancora non c'è.
La conversazione riprende, in italiano, sul tema accantonato poco prima.
Si ricorda di una frase di Marta di qualche mese prima: "Non sono integralista se non per il veganesimo; se voglio bere un bicchiere di vino lo bevo, se voglio fumarmi una sigaretta la fumo" e le chiede se fosse ancora così.
-Mah ti dirò, da un po' fumo di più, mi sono accorta che quando sono più nervosa mi lascio andare…
-Lo sai che è una scusa vero?- le dice sorridendo -Non riesci a fumare poco, sei come me.
O fumi o non fumi. Una sigaretta al mese o venti al giorno per noi sono la stessa cosa!- dice dando uno sguardo distratto al paletto di poco prima con il cartello ben visibile con su scritto "Perché?"
In quel momento ritorna il suo capo con tre frittelle fumanti ai formaggi e funghi e la conversazione si commuta in tedesco. Il paletto sempre lì, ignorato.
Thomas, dopo aver capito anche dall'italiano che l'argomento era ancora quello e, dopo averlo sentito ribadire con orgoglio che non fumava più dal gennaio precedente dice: -Echt? Rauchst du nicht mehr?-
Lui sente quelle parole che gli sbattono in faccia la polaroid raffigurante il paletto che regge il cartello illuminato da riflettori tipo Hollywood.
Impossibile non vederlo a trenta centimetri dagli occhi. Lo avrebbe visto anche senza occhiali, persino bendato.
"Veramente? Non fumi più?" gli ha chiesto Thomas indicando con gli occhi E,la sigaretta elettronica che tiene in mano, come accendendo un'insegna luminosa accecante usata per avvisare della presenza di un cantiere, dopo ore di viaggio notturno in autostrada.
Sincronicità, la chiamava Jung.
In un nano-secondo vede un filo invisibile tra il paletto riportante il cartello con scritto "Perché?", la faccia del suo capo che soffia la crêpes a Viktualienmarkt (la stessa faccia che tempo prima lo guardò sorpreso, seduti al tavolino dopo il pranzo a Verona, fumare una sigaretta) e ricordando una conferenza in cui si parlava di cunicoli e scorciatoie spazio-temporali secondo la teoria del ponte di Einsten-Rosen, si accorge di essere giù dal marciapiede e perciò sulla Rosenstraße...
"...hai capito vero? So che hai capito! Adesso sta a te.
Se senti essere casuale tutto quello che ti accade, va bene. Se però non ci credi, se credi non sia solo un altro dei tuoi pazzi pensieri, non hai scelta"
"Ricorda! Ricorda la prima volta che hai vissuto un'esperienza così, dove tutto poteva sembrare pazzo, a tutti ma non a te.
La volta che ti chiedesti chi e che cosa volesse dirti la scritta che leggesti, lettera dopo lettera, del tuo nome a caratteri giganteschi sul fianco del camion che vedesti passare sulla statale.
Proprio mentre, nel mezzo del campetto e nel momento cruciale di un’azione da gol, ti bloccasti senza motivo alzando gli occhi in direzione della strada.
Lasciando andare il pallone, scatenasti lo stupore e le risa dei tuoi amici. Le loro domande inutili non ebbero risposta. Non c'era risposta.
"Ricorda: non avesti il coraggio di raccontare ai tuoi amici, né mai a nessuno, il pensiero pazzo che ti passò dagli occhi al cuore. Restò lì, al sicuro della tua anima, al buio. Solo a te visibile, come ora."
È il 19 dicembre. All'indomani sarebbe partito per 17 giorni di vacanza verso casa, con la stessa gioia nel cuore che sentiva da bambino nei giorni di inizio vacanze scolastiche estive e da ragazzo alla partenza per il campeggio sul lago di Garda, fino ad un certo punto della sua vita.
Sensazione che poi non sentì più per molto, molto tempo.
Tratto da "La sigaretta che non fu mai" Di Daniele Di Nenno
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