La sessualità rubata: corpo, desiderio e senso di colpa

C’è stato un tempo in cui la curiosità per il proprio corpo e per quello degli altri veniva guardata con sospetto, quando non apertamente condannata. In queste righe ripercorro un frammento di quella educazione, fatta di silenzi, vergogna e paure sottili, che ha segnato profondamente me e la mia generazione.

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La sessualità rubata: corpo, desiderio e senso di colpa

ELEVAZIONE E SACRALIZZAZIONE DELLA SESSUALITÀ


"Il ruolo centrale della sessualità è, nella tradizione ebraica, pari a quello rivestito dalla kasherùt nell'alimentazione. Mentre la maggioranza delle religioni ha scelto per devoti e sacerdoti il cammino del monachesimo, nell'ebraismo l'unione sessuale è considerata l'atto sacro per eccellenza. Le leggi che regolano la sessualità, non solo permettono l'elevazione degli istinti a erotismo e affettività ma creano nella coppia un livello di unione e consapevolezza che favorisce il concepimento di esseri illuminati, in grado di spostare l'ago della bilancia della consapevolezza mondiale verso la luce." Tratto da:"La Cabalà e i quattro mondi della guarigione" di Daniela Abravanel-MAMASH


Leggendo questi testi di tradizioni antichissime, non posso non pensare alla mia storia e a quella della mia generazione (e sicuramente anche a quelle precedenti), e a quanto la sessualità — ma anche semplicemente la curiosità per il corpo dell’altro sesso (e non solo) — sia stata demonizzata proprio da quelle figure di riferimento che avrebbero invece dovuto introdurci serenamente in un mondo così naturale, quale è la fase della meravigliosa scoperta del nostro corpo e delle sue pulsioni.

La repressione della mia curiosità e dei primi pruriti, mi faceva sentire sporco e peccatore: ricordo il prete degli anni ’70 che, in chiesa, arringava ad alta voce scandalizzato, alludendo alla pornografia: “DOVE SIAMO ARRIVATI… ADDIRITTURA LE DONNE NUDE!!!” gridò lasciando teatralmente che l'eco della sua voce si attenuasse facendo una pausa, attirando così la mia attenzione e attivando in me pensieri inquieti.

Mi guardavo intorno con espressione sicuramente colpevole per capire chi potesse sapere e pensavo ingenuamente: “Come farà a saperlo”...

“Come farà a saperlo" mi ripetevo, "non dice mica a me, vero? Speriamo non lo dica a mia mamma" pensavo ossessionato, cercandola nella parte destra della piccola e ammuffita chiesa di campagna, dove le donne stavano sedute, separate dagli uomini, con i loro foulard neri pigiati sulla testa.

La moralistica repressione delle pulsioni di intere generazioni di giovani da parte della Chiesa cattolica ha avuto l’effetto deleterio di deviare e devastare la sfera sessuale.

Perché lo sanno benissimo: la vergognosa accusa da parte dell’autorità “spirituale” innesca un circolo —peccato, senso di colpa, punizione—che abbassa, se non addirittura estirpa, nell’essere umano il potere creativo dell’energia sessuale. Un’energia vitale che non si esprime solo nella sfera intima, ma che alimenta anche la spinta profonda verso ogni forma di espressione artistica.

Senza giudicare chi, per mille motivi (tra i quali il rispetto e l’amore per la vita), ha messo al mondo, nel XX secolo, sei, sette o più figli, possiamo ipotizzare che ciò sia anche l’effetto del divieto, da parte della Chiesa cattolica, di usare contraccettivi (non so se sia ancora attuale, ma non mi interessa), riservando l’atto sessuale al solo concepimento di un nuovo essere umano?

"La qualità del rapporto sessuale è così centrale nella tradizione ebraica che la Halakhà, oltre a definire le norme che regolano gli aspetti fisici del contatto tra coniugi, si occupa anche della corretta comunicazione emotiva, energetica e spirituale tra i partner. Prevede ad esempio che, prima dell’atto sessuale, a livello fisico si siano create le condizioni per un’unione a livello affettivo: richiede che il marito parli alla moglie non tralasciando di comunicarle il proprio amore, al fine di ‘aprire’ il cuore di lei: “Non affrettarti a stimolare la passione finché il suo stato d’animo [della donna] non è pronto […] e abbi cura che sia lei la prima a seminare [ad avere un orgasmo]”.
Rav Giuseppe Laras "Meglio in due che da soli" Garzanti 2009

Limitare il magico incontro di due corpi e di due sfere animiche ed emotive esclusivamente allo scopo riproduttivo mi sembra proprio una vigliaccata. Una cattiveria bella e buona, che poi porta a cercare, inutilmente e con conseguenze terribili, la luce oscurata dall’ombra...[CONTINUA]

Daniele

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