Vento fine: un amore che non ha bisogno di parole
Nell'Italia divisa del '43, un prigioniero neozelandese e una ragazzina carnica si innamorano senza una lingua comune. Una recensione di "Vento fine" di Silva Ganzitti, tra guerra, famiglia e redenzione.

Il tempo ci lascia indietro per poi fermarsi a tenderci la mano.
Non pensi mai che potrebbe essere l'ultima volta che vedi la persona amata.
Non sai nemmeno che la potresti rivedere negli occhi di qualcun altro…
Il romanzo di Silva Ganzitti sembra ambientato nel medioevo ma, se guardiamo, stiamo parlando di poco più di ottant'anni fa: mia madre aveva dieci anni e io sarei nato solo sedici anni dopo, un soffio di vento.
Fin da bambino mi affascinava conoscere la storia recente del nostro paese: l'Italia di confine, l'Italia divisa in una guerra civile e disastrosamente caotica del '44, non ha impedito al prigioniero neozelandese Dwight e alla ragazzina carnica Ida di innamorarsi, senza bisogno di parole di una lingua comune.
Se un amore non ha bisogno di parole per nascere, di strutture della mente, allora è vero amore!
Lo dimostrano senza nessuna esitazione e, anzi, per il desiderio di conoscersi e di scoprire il mistero della vita l'uno dell'altro, intrecciano un linguaggio inizialmente povero di vocaboli ma ricco di contenuti.
L'amore supera tutto, si dice.
"Eppure soffia" cantava Pierangelo Bertoli. Il vento e l'amore soffiano, nonostante tutto.
Lui rischia la fucilazione, lei il giudizio e le botte della sorella che le fa da madre…
Ma -e c'è sempre un "ma"- un attimo, un pensiero un po' codardo, una decisione sbagliata devia come una diga il fiume della loro vita insieme.
La famiglia, spesso legame disfunzionale e palcoscenico di orrori, qualche volta diventa teatro di redenzione, di superamento dei traumi e per Dwight sarà così.
Poche cose contano come una voce che arriva lontano dal tempo. Vent fin vent du matin, vent che souffle. La canzone del vento non l'hanno mai dimenticata; come fosse un tratto di famiglia è sempre rimasto con loro.*
Vent'anni dopo il tempo tende la mano a Dwight in un modo che, leggendo con impazienza le pagine una dopo l'altra, speravo si avverasse.
Daniele
*Tratto da "Vento fine" di Silva Ganzitti
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